Novembre 2026
Misurare la cultura della sicurezza: i primi risultati dell’Osservatorio permanente sulla sicurezza sul lavoro
Lo scorso 30 ottobre si è tenuto il secondo convegno annuale della Fondazione, dedicato quest’anno al tema “Misurare la cultura della sicurezza”. Quasi settenta persone vi hanno partecipato per confrontarsi su come la cultura della sicurezza sul lavoro possa tradursi in consapevolezza, comportamenti e cambiamenti concreti. Durante il convegno sono stati presentati i risultati della prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Cultura della Sicurezza di unibz, realizzata in collaborazione con Fondazione Regolino. L’obiettivo è sviluppare strumenti di valutazione replicabili per aiutare le imprese a misurare l’efficacia delle proprie iniziative e trasformare la sicurezza da obbligo normativo a leva strategica.
Il clima di sicurezza e il suo potere di influenza
La Professoressa Margherita Brondino, esperta in psicometria presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona, ha esposto come il clima della sicurezza influenzi le decisioni, le priorità e i comportamenti dei lavoratori sul posto di lavoro.
Il clima di sicurezza descrive la percezione condivisa di quanto la sicurezza sia realmente considerata una priorità nel lavoro quotidiano. Non coincide con la presenza di procedure, cartelli o dichiarazioni formali: si costruisce attraverso i segnali che le persone osservano nelle decisioni e nei comportamenti dell’impresa, dei responsabili, dei colleghi, dei committenti e dei lavoratori.
Le domande centrale alla base della sua ricerca sono: che cosa succede concretamente quando la sicurezza entra in tensione con tempi, costi o obiettivi produttivi? Se una consegna è in ritardo, si mantengono i tempi necessari per lavorare in sicurezza? Il gruppo percepisce che fermarsi davanti a un rischio è legittimo e sostenuto?
Come sottolinea Brondino, il clima è una sorta di “istantanea” della cultura organizzativa in divenire. La cultura riguarda ciò che, nel tempo, un gruppo considera normale; il clima riguarda, invece, la percezione di quali priorità siano effettivamente praticate nel presente. Le due dimensioni sono collegate: le pratiche ricorrenti rafforzano o indeboliscono le convinzioni condivise.
Un elemento fondamentale è la forza del clima, cioè il grado di accordo tra le percezioni delle persone. Un gruppo può condividere l’idea che, in presenza di un rischio, ci si debba fermare e segnalarlo: in questo caso il clima è forte e allineato. Se invece alcuni ritengono che fermarsi significhi rallentare il lavoro e altri considerano la sospensione necessaria, le percezioni sono frammentate. La forza, tuttavia, non indica automaticamente un clima favorevole: misura quanto le percezioni siano condivise, mentre il livello indica quanto la sicurezza sia considerata prioritaria. Anche una priorità poco orientata alla sicurezza può essere condivisa.
I primi studi sul Gruppo MADE: una rilevazione sull’orientamento verso i dispositivi di sicurezza
Il Professor Paolo Perego, esperto in Accounting presso la Facoltà di Economia e Management della Libera Università di Bolzano, ha effettuato degli studi presso il Gruppo Made. Questa azienda ha deciso di adottare un nuovo linguaggio della sicurezza, attraverso iniziative concrete: una nuova cartellonistica di sicurezza, convenzionale e non convenzionale, realizzata in collaborazione con Fondazione Regolino; un nuovo vestiario ad alta visibilità, estivo e invernale; e un progetto per misurare la diffusione della cultura della sicurezza presso i propri clienti.
Proprio qui si inserisce la prima rilevazione di Perego: sulla base dell’analisi di 46 rispondenti si osserva un orientamento generalmente positivo verso i dispositivi di sicurezza (DPI) e la sicurezza sul lavoro. Alla domanda su che cosa significhi lavorare in sicurezza, il 41% la considera un modo di lavorare bene, il 37% una responsabilità verso chi aspetta a casa, il 17% un obbligo e il 4% una perdita di tempo. La sicurezza emerge quindi soprattutto come qualità del lavoro e responsabilità personale, più che come semplice adempimento normativo.
La distanza emerge quando si confrontano le dichiarazioni per il futuro con i comportamenti autodichiarati negli ultimi sette giorni lavorativi. Il 71,7% dichiara un’intenzione positiva di utilizzare sempre i DPI richiesti. Nello stesso tempo, il 37% concorda anche con l’affermazione inversa secondo cui continuerà a lavorare senza DPI in alcune situazioni in cui già lo fa.
Il dato suggerisce un divario tra orientamento generale e routine quotidiane ed evidenzia che una cultura della sicurezza non può essere valutata soltanto chiedendo alle persone se riconoscono l’utilità dei DPI o se intendono usarli. Occorre verificare anche quali abitudini si siano consolidate, quali ostacoli incontrino i lavoratori e quali segnali ricevano dall’ambiente.
Implicazioni per l’Osservatorio sulla Sicurezza
Le prospettive di Brondino e Perego si integrano:
- Brondino evidenzia come il clima nasce dalla coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che le persone vedono accadere;
- Perego analizza la distanza possibile tra atteggiamenti favorevoli, norme sociali percepite e comportamenti recenti.
Per l’Osservatorio sulla Sicurezza promosso da Fondazione Regolino, questo significa che la valutazione della cultura della sicurezza parte della percezione della sicurezza come priorità e dall’analisi di quali condizioni permettono ai lavoratori di praticarla davvero. La sfida è trasformare la sicurezza da regola dichiarata a priorità riconoscibile nelle pratiche quotidiane. Un clima favorevole può sostenere la prevenzione quando i segnali sono coerenti, condivisi e accompagnati da risposte concrete. L’Osservatorio può contribuire a verificare questo processo attraverso misure ripetibili e strumenti valutativi fondati su evidenze.
Regolino va a scuola: i risultati del 2026
Nel 2026 il progetto Regolino va a scuola ha raggiunto 5 regioni, 77 classi e 1573 bambine e bambini delle scuole primarie italiane. Lo sviluppo territoriale del progetto ha visto il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali e di partner aziendali. L’azione di Fondazione Regolino con questi partner evidenzia come il programma si basi sulla collaborazione pubblico-privato: da un lato scuole e amministrazioni, dall’altro aziende socialmente responsabili che hanno scelto di investire nelle nuove generazioni.
Al termine del percorso in classe è stato sottoposto un questionario di valutazione per gli insegnanti di ciascuna classe coinvolta. I docenti valutano mediamente alto il coinvolgimento degli alunni, grazie alla natura ludica delle attività (giochi di carte colorate, letture animate, laboratorio pratico). Inoltre, quasi tutti gli insegnati ritengono che i bambini abbiano compreso meglio il concetto di sicurezza e riconoscimento dei rischi e oltre il 70% di essi segnala di aver osservato piccole modifiche di comportamento negli alunni: ciò indica un primo segno di “incrocio” tra l’apprendimento e l’azione pratica.
Condividi l’articolo:
